TRENTENARE 2013 – Un assaggio di Cilento, prima tappa

14 Ago TRENTENARE 2013 – Un assaggio di Cilento, prima tappa


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Le condizioni metereologiche dei mesi scorsi ci hanno fatto temere che il tanto agognato caldo non volesse proprio arrivare, ma nel primo fine settimana di agosto, dopo un errare “virtuale” a caccia di novità, il nostro desiderio di estate e di vacanza è stato esaudito, e come dei “Saraceni” in preda al delirio di attraversare territori incontaminati, noi Discettatori, non abbiamo resistito alla tentazione e siamo partiti alla volta della Lucania occidentale, che tutti conosciamo con il nome di Cilento….

Natura incontaminata, testimonianze greche, castelli, torri costiere, ruderi ristrutturati che offrono un’ospitalità all’insegna dell’esclusività e del totale relax, baie, spiagge lunghissime, un mare cristallino, deliziosi paesini e una tradizione enogastronomica dal fascino irresistibile…..il Cilento è questo e molto altro ancora…

Nella nostra prima tappa ci siamo lasciati guidare dal mito della sirena Leucosia, sorella della nostra amata Partenope, che nella leggenda, dopo aver salvato Ulisse pare sia scomparsa in mare proprio all’altezza dell’attuale Punta Licosa, oasi naturalistica accessibile solo dal mare o attraverso una lunga pineta dopo una passeggiata di ben 3 Km. Non poteva scegliere luogo più ameno per ritirarsi… Infatti, di fronte al promontorio di Punta Licosa si erge un isolotto con un faro, al di sotto del quale ci sono i resti delle mura di un antico porto romano. Una nuotata in queste acque ricche di storia e di leggenda è un’emozione unica, ed al tramonto l’isolotto diventa un affresco sfumature dorate che nemmeno il più abile pittore potrebbe riprodurre. Provare per credere. Spostandosi verso nord-est, Ogliastro Marina ci ha accolti sulla sua sottile spiaggia finissima alternata a ciottoli coloratissimi in una pittoresca ansa naturale in cui ci siamo divertiti a passeggiare ammirando da un lato l’azzurro del mare cristallino e dall’altro rigogliose pinete. Un vero e proprio paradiso, ce n’è per tutti i gusti…

Al termine della “faticosa” giornata di mare [è risaputo che il mare “stanca” e soprattutto mette appetito..] ci siamo fermati al Ristorante Il Boccaccio sul Lungomare di Acciaroli.

La location è davvero suggestiva e, se c’è la luna piena, il mare diventa un gran lenzuolo di seta argentata, sembra di essere immersi in una fiaba. Tanto bello da sembrare surreale.

Il ristorante da Boccaccio è semplice, non ha alcuna pretesa ma il pesce è freschissimo, i piatti deliziosi. Il menù non è articolato, piatti semplici a base di pesce fresco dominano la tavola, degni testimoni della tradizione gastronomica mediterranea. Ottimo rapporto qualità/prezzo.

Abbiamo brindato all’arrivo dell’estate con un calice di Trentenare 2013, un Fiano Paestum IGT prodotto dall’Az. Agricola San Salvatore, che esprime appieno la vibrante forza aromatica e la carica di freschezza del Fiano del Cilento. Vinificato in purezza e con titolo alcolometrico di 13%,  di circa un grado in meno rispetto agli anni precedenti.

Trentenare si è sposato perfettamente con l’antipasto misto di pesce, l’impepata di cozze e lo spaghetto alle vongole veraci regalandoci tutta la ricchezza e l’armonia di un territorio che è in grado di dar vita a vini di grande finezza olfattiva e vibrante acidità e freschezza. I piatti menzionati non possono essere descritti vanno assaggiati, soprattutto l’impepata di cozze che erano callosissime, di un bel color vivo e retrogusto dolce, divine!!!!

Trentenare 2013 ci ha EMOZIONATO e si è guadagnato uno posto speciale nella nostra bacheca dei ricordi gusto-olfattivi.

Pernottare in un casolare sulle colline del Parco Nazionale del Cilento in un atmosfera bucolica, circondati da natura incontaminata e storia ci ha fatto fare un viaggio nel tempo. La Locanda La Corte è un rifugio invitante e discreto. Il patron cordiale e molto ospitale.

Il susseguirsi di curve lungo il percorso dietro alle quali si svelano scorci di mare e di montagna ricoperta di fitta vegetazione di incomparabile bellezza rivela il motivo per cui, in questi territori, si sono susseguite nei secoli dominazioni di popoli provenienti dal sud, i Greci in primis, che nella fertile Italia hanno ritrovato un pezzetto di Ellade con numerose migliorie rispetto alla loro terra madre.

Sulla strada del ritorno non potevamo non fare tappa a Santa Maria di Castellabate, la cui storia è davvero singolare. Il Castello dell’Abate, da cui il nome di Castellabate, fu iniziato nell’ottobre del 1123 e voluto da Costabile Gentilcore, IV Abate di Cava, originario di Tresino. Grazie alle numerose torri costiere di avvistamento, riuscì di valido presidio alle popolazioni della zona contro le incursioni dei Saraceni. Il piccolo nucleo di abitazioni che si sviluppò intorno al Castello contribuì a farlo diventare con il tempo la più ricca baronia del Cilento. Castellabate fu in seguito feudo dei Sanseverino, dei Caracciolo e di numerose altre famiglie nobili. Santa Maria è un piccolo centro peschereccio e balneare situato nell’insenatura compresa tra Punta Tresino e la Punta Licosa.

Un ultimo tuffo in un mare incontaminato e di grande fascino naturalistico. Il fondale del Parco Marino di Castellabate che comprende le grotte e le cadute di Tresino e le secche di Licosa, a nord e a sud della baia di Castellabate ospita vaste praterie di posidonia oceanica che si alternano a grotte ed anfratti formando l’habitat ideale per la maggior parte delle specie del mediterraneo.

La nostra è stata una “toccata e fuga” ma il Cilento va assaporato lentamente sorso dopo sorso perché ad ogni assaggio svela i suoi preziosi segreti che la fitta vegetazione ed il mare cristallino custodiscono gelosamente da millenni.