Tenuta San Francesco

07 Ott Tenuta San Francesco


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Tenuta San Francesco: tra costa e montagna, la viticoltura eroica nella sottozona di Tramonti

Non c’è da meravigliarsi se la divinità abbia scelto di popolare il Parco Regionale dei Monti Lattari, spina dorsale della Costiera Amalfitana nonchè prolungamento più estremo della catena che nel mar Tirreno forma la Penisola Sorrentina.

La montagna racchiude e custodisce tra le sue possenti braccia piccolissimi ed antichissimi terrazzamenti, chiamati macere, raggiungibili attraverso stradine impervie e ripide, nei quali viene praticata una viticoltura a dir poco “eroica”. I muretti a secco risalgono ad epoche molto remote e sono la testimonianza dello sforzo e della tenacia dell’uomo nel non voler abbandonare un territorio generoso per la difficoltà di coltivarlo e viverlo. La terra di riempimento dei muretti così come l’uva raccolta in tempo di vendemmia sono portati a spalla, in quanto i piccoli sentieri che conducono in una vigna allevata con il sistema della pergola (caratteristico della zona di Tramonti) non consentirebbero il passaggio di macchine. Qui, tutto ha un sapore ancestrale, l’aria è ricca di ossigeno, il sole caldissimo ma la frescura dei castagni offre riparo dagli energici raggi di inizio ottobre.

Lo sguardo spazia sull’agro nocerino-sarnese con sullo sfondo il Vesuvio che ha arricchito il terroir cospargendo sulla roccia dolomitica ed il terreno tufaceo dei Monti Lattari, le ceneri delle eruzioni che hanno cristallizzato la storia degli antichissimi centri di Pompei ed Ercolano. Una straordinaria, unica ed irripetibile miscela di terreno, un mix ideale per preservare le vigne dalla fillossera e garantire la sopravvivenza nei secoli di ceppi autoctoni a piede franco come il Tintore e il Fiorduva, due vitigni che sono espressione di un territorio che non ha eguali al mondo per ricchezza, complessità e storia. Solo la “mano” divina poteva tanto…

La sopravvivenza di questi vitigni è opera delle famiglie che popolavano con coraggio e determinazione questi versanti della montagna e lavoravano incessantemente la terra producendo il vino per consumo proprio. La vite veniva impiantata sul muretto, tra una pietra e l’altra, ed il terreno sottostante era utilizzato per coltivare ortaggi, in modo da sfruttare al massimo tutte le potenzialità di un territorio a cui non manca nulla, ed all’agricoltura veniva affiancata anche la pesca, avendo il mare a pochi passi…

Nel 1995 nasce la DOC Costa di Amalfi che va da Vietri a Positano, le cui aree a maggiore vocazione vitivinicola sono le sottozone: Furore, Ravello e Tramonti.

I vitigni presenti nella sottozona Furore sono:

per i bianchi: Falanghina, Biancolella, Fenile, Pepella, Ripolo, Ginestra.

Per i rossi: Aglianico, Aglianicone, Piedirosso,Sciascinoso, Tintore, Tronto.

Il 4 ottobre, giorno in cui si celebra il Santo Patrono d’Italia abbiamo approfittato per recarci in un luogo, a noi vicino, dove la presenza del Santo è particolarmente sentita e legata alle tradizioni agricole e rurali.

C’è una sola strada che da Maiori consente di raggiungere Tra-monti, località felicemente collocata tra le montagne, ed è un susseguirsi di curve in cui si alternano scorci di mare a piccoli anfratti di lussureggiante vegetazione. All’arrivo alla Tenuta San Francesco si è come avvolti da un mistico silenzio e non meraviglia scoprire che non lontano c’è un convento di monaci francescani che in passato prestavano aiuto alle popolazioni locali per la raccolta delle uve e la produzione del vino, il loro contributo era non solo materiale ma anche spirituale, infatti i monaci erano soliti far imprimere un’immagine di San Francesco e della sua preghiera sulle botti in cui veniva conservato il vino a tutela del prezioso prodotto di un anno di sacrifici. Il rapporto di mutuo scambio e generosa collaborazione tra i monaci francescani e i contadini ha portato nel tempo alla creazione di vere e proprie tradizioni propiziatorie. Ogni anno i monaci appendevano tre statue di San Francesco agli ingressi delle abitazioni dei contadini, delle cantine e delle stalle e regalavano l’incenso da poter bruciare in casa per buon augurio e simbolo di purificazione del focolare domestico e donavano tre alici che venivano usate per preparare una ricetta tradizionale a base di spaghetti, nocciole, briciole di pane e alici che viene servita durante il periodo natalizio. La Tenuta di San Francesco è un’azienda vitivinicola nata ad opera degli esponenti di quattro famiglie conosciute a Tramonti per il fatto di essere vignaioli da generazioni. Verso la metà degli anni novanta venne fondata una cooperativa con lo scopo di riunire una cinquantina di piccoli produttori di vino e valorizzare il vino prodotto in questa zona. La cooperativa però non diede i risultati sperati e le quattro famiglie si rimboccarono le maniche e piantanorono 4 ettari di vigneti a bacca bianca, da affiancare ai tradizionali vigneti prefillossera a bacca nera. Inizialmente l’uva veniva venduta ad altri produttori di vino, successivamente, e precisamente nel 2004, quando il prezzo dell’uva si abbassò tanto da non consentire di coprirne nemmeno le spese della produzione si decise di non vendere più l’uva all’esterno e di produrre il proprio vino da vendere già imbottigliato.

Quattro ettari di terreno sono coperti da vigneti secolari, il Tintore ad esempio, un vitigno a piede franco scampato alla fillossera, il cui fusto, che si trova al centro dell’intero terrazzo è abbastanza alto e spesso da raccontare i suoi 300 anni di vita. I ricchi grappoli a bacca rossa si propagano lungo il pergolato che ricopre il terrazzo tanto da creare una sorta di “veranda naturale” che offre una spettacolare vista sulla vallata sottostante. Al centro del fusto, una bottiglia del nettare che sgorga da questo prezioso ed antichissimo vitigno. Sembra di entrare in un “museo” del vino a cielo aperto, con il privilegio di non doversi sforzare di immaginare l’habitat naturale del vitigno perchè basta girarsi intorno e allargare le narici per assaporare tutto il poter evocativo del paesaggio rurale.

Ciascun vitigno ha i suoi inconfondibili tratti peculiari, Pelella ad esempio è un particolare vitigno che cresce in due passaggi ben distinti, il primo gli conferisce la dolcezza che lo caratterizza ed il secondo il suo colore. Ginestra è dolce, aromatico, profumato, al gusto sembra di assaporare marmellata tanto è dolce e avvolgente. La Falanghina ha un elevato livello di zucchero, è fresca ed una spalla acida che consente al vino di invecchiare mantenendo inalterati gli aromi che la caratterizzano sin dalla gioventù ma con il vantaggio di guadagnarne in finezza ed eleganza man mano che “invecchia”. Piedirosso è caratterizzato da un rosso profondo e l’Aglianico, il vino che i coloni greci ci hanno lasciato generosamente in eredità, ha una grande struttura ed era apprezzato sin dai tempi degli antichi romani così come il tintore, il Falerno ed il Cecubo.

E’ Iss”, Tintore Prefilloxera Vigna Paradiso (questa la denominazione esatta) esce dalla cantina come un Igt Campania non essendo ancora il vitigno ufficialmente riconosciuto né inserito con la sua denominazione tra le uve contemplate dal disciplinare della doc Costa d’Amalfi. E’ Iss è Il nome, donatogli dal produttore che significa “giusta interpretazione del Tintore in purezza”. E’ Un rosso rubino inebriante, fruttato e leggermente speziato, pieno e di lunga persistenza e con un avvolgente tannino, divinamente abbinato con formaggi e salumi del territorio.

Nel 2005 nasce “Pereva” la prima riserva di bianco dedicata alla moglie di Gaetano Bove, uno dei proprietari. Selezione di uve falangina, pepella e ginestra raccolte nella “vigna dei preti”. Giallo paglierino carico e brillante, con riflessi dorati. Fruttato, floreale ed erbaceo. Spiccata mineralità ed elevata freschezza lo rendono piacevolmente elegante e persistente. La vinificazione e la fermentazione avvengono in contenitori di acciaio, cosa che aiuta a mantenere intatti gli aromi del vitigno e renderli facilmente riconoscibili.

4 Spine, la prima riserva rosso, è frutto di un blend di tintore, aglianico e piedirosso. Colore intenso e luminoso è un vino di carattere con un tannino deciso ma mai tagliente. Frutta rossa polposa e note speziate lo nobilitano.

Abbiamo condiviso con piacere il nostro “tasting” delle 11,30 con due coppie, provenienti una dal Texas e l’altra dal Canada. Non ci sorprende il fatto che questi vini siano molto apprezzati all’estero e che l’azienda riceva visite quotidiane di appassionati del vino e della tradizione contadina.

In abbinamento ai vini abbiamo assaggiato mozzarella e ricotta di bufala accompagnate da una caponatina con pomodoro fresco, e olio extravergine di oliva prodotto in azienda, del gustoso salame ed affettati vari di produttori locali. Sulla strada del ritorno ci siamo soffermati ad ammirare la piana dell’agro nocerino-sarnese. Una sensazioni indescrivibile ci ha invasi: poter dominare tutta la piana, Vesuvio incluso, e sentirsi proprio al centro delle montange, a TRA-MONTI .

A cura di Désirée Piccoli