Severus, fortis, ardens: Falerno il vitigno che ha attraversato i secoli

20 Lug Severus, fortis, ardens: Falerno il vitigno che ha attraversato i secoli


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Alla vigilia delle vacanze estive, ed esattamente in una bella serata di metà luglio, desiderosi di riprendere il nostro “viaggio” all’insegna del gusto, della storia e della buona compagnia ci siamo concessi una piacevole “pausa” ed abbiamo partecipato con interesse e viva curiosità ad una cena a Somma Vesuviana all’enoteca winebar Treqquarti di Massimo Petrone, in compagnia di Maria Ida Avallone, ambasciatrice del Falerno in Italia e nel mondo, e dei vini di Villa Matilde.

Protagonista indiscusso della serata è stato il Falerno, uno dei vini più antichi e famosi della storia. Decantato da Plinio e Orazio, apprezzato da Virgilio, Cicerone e Catullo, citato nelle Georgiche ed in numerosissimi altri testi, il Falerno, grande cru già agli inizi del I secolo a.C. è un vino dalle origini mitiche. Il Vinum Falernum pare sia nato grazie all’intervento del dio Bacco, che trasformò in vino una coppa di latte generosamente offertagli dal contadino “Falerno”, e che ricoprì di vigneti le pendici collinari del Monte Massico. Vino costosissimo ed appannaggio delle classi più agiate e di alto rango, era ricercatissimo in tutto l’Impero.  Una prova del suo elevatissimo costo è la scritta ritrovata a Pompei  all’ingresso di una taverna  «Edone fa sapere: qui si beve per 1 asse; se ne paghi 2, berrai un vino migliore; con 4, avrai vino Falerno» (CIL IV 1679).

Con l’arrivo della fillossera i vitigni vennero decimanti, ma negli anni cinquanta Francesco Paolo Avallone,  Professore di Diritto Romano a Napoli,  si fece promotore di un progetto di recupero degli antichi ceppi nell’area ai piedi del vulcano di Roccamonfina e del monte Massico, e cioè l’area di produzione storica del Falerno, riportando in vita questo antichissimo e pregiato vitigno che oggi racconta la magia e il fascino di una terra, ricca di storia enologica.

Un menù ricercato e sofisticato in un ambiente caldo, informale, ideale per degustare del buon vino e discuterne qualità e caratteristiche. Il Treqquarti, per noi è il locale giusto nel posto giusto, infatti si trova a poca distanza dall’antico borgo del Casamale, di impronta medievale, che ogni quattro anni diventa il palcoscenico di un singolare spettacolo che coinvolge l’intera comunità, gli abitanti, infatti, tappezzano le stradini di piccole lanterne accese fino a risalire le strade che portano al monte Somma e danno vita alla Festa delle Lucerne evento pieno di suggestione e magia.

L’accattivante menù è stato un crescendo di armonia ed equilibrio.

Matà, l’ultimo nato a Villa Matilde, ha aperto le danze. Le uve 100% Aglianico, provenienti dalle Tenute storiche di San Castrese ai piedi del monte di Roccamonfina proprio nell’antica zona di produzione del Falerno, vengono raccolte ed interamente lavorate a Villa Matilde. Matà è uno spumante rosato intrigante ed accattivante, prodotto con metodo classico, di grande finezza ed eleganza, setoso, fresco ed avvolgente ideale come aperitivo ed in particolare con ricchi e sapidi bocconi di mare.

E’ stata poi la volta del Falerno del Massico Bianco abbinato con carpaccio di affumicati di pesce. Vino che nasce dalla vinificazione in purezza della Falanghina di latina memoria, che proprio in questi territori a metà strada tra Roma e la Campania Felix trovava il suo territorio di elezione per propagarsi e dare i suoi frutti migliori.

Delicate crêpes con zucca e pesce spada servite in abbinamento a Vigna Carracci ci hanno offerto l’opportunità di sperimentare un abbinamento insolito ma grande impatto. Vigna Carracci è prodotto solo nelle migliori annate con uve raccolte nell’omonimo vigneto, uno dei più vecchi e meglio esposti della tenuta di San Castrese alle falde del vulcano spento di Roccamonfina. Profilo visivo di grande impatto con il suo colore giallo paglierino intenso dai riflessi dorati, profilo olfattivo accattivante con il suo profumo di rosa canina, banana, ananas, nocciola tostata e vaniglia. Di sapore pieno, vellutato e persistente, è senza dubbio un vino elegante e di carattere.

Il secondo piatto ci ha offerto l’opportunità di spostarci dal Casertano all’Irpinia con un fragrante Fiano di Avellino in abbinamento a del baccalà scottato su una mousse di peperoncini verdi.

Il dessert non poteva essere più indovinato. Per chiudere in dolcezza Eleusi e dessert al pistacchio di Bronte preparato per l’occasione dalla Gelateria Scuotto di Pomigliano d’Arco.

Villa Matilde non è solo una un’azienda agricola vitivinicola campana, è un luogo dove si applica la ricerca al territorio allo scopo di tutelare e preservare l’immenso patrimonio varietale tramandatoci dalla storia, è un’azienda che produce il vino in un’ottica di riduzione dell’impatto ambientale con l’utilizzo delle più moderne tecnologie ma con la riduzione dei consumi, è insomma la sintesi di ciò che occore per una piena valorizzazione della nostra ricca e generosa “Campania Felix” ed un’equilibrata crescita attraverso l’innovazione e la tecnologia nel pieno rispetto dell’ambiente e del territorio.

I tre aggettivi che i latini usavano per sintetizzare le caratteristiche del Falerno “severus, fortis, ardens” sono le necessarie virtù che in abbinamento a buone dosi di intraprendenza e di coraggio ci vogliono per poter generare piccole scintille che con il tempo prendono fuoco e danno vita ad incendi destinati a generare cambiamenti  rivoluzionari. Per la Campania il Falerno non è solo un vitigno ma un valore sociale, un principio ispiratore, la forte identità di una terra che grazie alla sua varietà riuscirà, attraverso l’opera di uomini e donne tenaci, a resistere alla standardizzazione e all’appiattimento dei gusti e dei consumi.

A cura di Désirée Piccoli