Sartù di riso alla napoletana e Cannonau di Sardegna

27 Dic Sartù di riso alla napoletana e Cannonau di Sardegna


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Sartù di riso alla napoletana e Cannonau di Sardegna: contaminazioni eno-gastronomiche insolite.

Natale, tempo di auguri e di occasioni di incontro che nella maggior parte dei casi avvengono intorno ad una bella tavola imbandita, ricca di pietanze secondo i dettami della tradizione ed in alcuni casi con rivisitazioni e adattamenti ai tempi ed alle esigenze dei commensali.

Quest’anno, primo Natale per noi Discettatori Erranti, abbiamo pensato di concederci un abbinamento che mettesse al centro della festività uno dei piatti della cucina tradizionale napoletana con più storia e che, per i suoi aristocratici trascorsi, domina incontrastato ogni tavola con la sua sontuosa e ricca personalità: il Sartù di riso napoletano.

L’abbinamento non può che essere con un vino rosso pieno, robusto ed asciutto le cui origini vagano tra Francia, Spagna ed Italia, proprio come le varianti che il nostro piatto ha subito grazie ad i rimaneggiamenti degli “chef” francesi, detti a quell’epoca “Monsù” da Monsieur che, nel Settecento, conducevano a Napoli una pacifica lotta per affermare l’utilità del riso in cucina combattendo l’ostilità che il popolo partenopeo dimostrava per questo ricchissimo cereale, detto “sciacquapanza” e consumato in bianco solo in caso di malattia intestinale, seguendo i dettami della Scuola Medica Salernitana.

Seguendo l’ancestrale linea di demarcazione che vede contrapposto il Nord Italia al Sud si direbbe che il riso sia un piatto maggiormente consumato nel Settentrione, forse in considerazione è il Piemonte l’unica regione che produce riso in Italia, mentre la pasta sia un appannaggio esclusivo del Mezzogiorno d’Italia, probabilmente grazie al notevole successo che moltissimi pastifici del Sud Italia riuscirono a guadagnare grazie anche al passaparola dei nostri connazionali emigrati nel Nuovo Mondo. Ma in realtà ci sono numerosi esempi che smontano questa teoria basata sulla suddivisione geografica, basti pensare al Sartù, che non è altro uno strafarcitissimo timballo di riso, al supplì per poi scendere più giù ed allontanarsi dal “continente” per incontrare piatti conosciuti in tutto il mondo come le arancine palermitane e non ultimo il risotto alla pescatora che negli ultimi anni va per la maggiore tra i primi piatti di pesce.

Il sartú (dal francese sour tout), fu inventato a Napoli, sull’onda di quella moda che vedeva i cuochi francesi in prima linea nell’intento di rendere più ricca e sofisticata la cucina napoletana assecondando i desideri della regina Maria Carolina. Nacque così un ricchissimo timballo di riso, farcito con tutto ciò che la cucina napoletana potesse offrire e cioè carne, piselli, latticini, formaggio, uova etc. il tutto annaffiato da abbondantissimo ragù che contribuiva a rendere il risultato finale ancora più sontuoso e succulento tanto da diventare il “re” delle tavole aristocratiche per poi diffondersi nelle cucine e sulle tavole di tutta Napoli per conquistare e trionfare in tutto il Sud Italia.

Suo degno e fiero compagno di “battaglia” sulla nostra tavola è stato il Cannonau di Sardegna DOC di Sella & Mosca del 2009. Un vino un pò austero e ritroso, necessita di essere aperto almeno un’ora prima della degustazione per dargli la possibilità di esprimersi. Consistente di un bel rosso granato con archetti fitti e irregolari.

Piacevolissimo al naso esordisce con un accenno floreale impreziosito da spezie dolci per terminare in bellezza con una piacevolissima nota fruttata di frutti rossi sotto spirito e una piacevolissima nota balsamica, un lievissimo accenno di smalto lo rende un tantino etereo, un profilo olfattivo decisamente complesso e fine tutto da scoprire.

In bocca freschezza e tannino aprono le danze. Di impatto, con il suo ingresso dona sensazioni di morbidezza, é burroso, caldo e intenso; in bocca ricorda quel trionfo di frutti rossi e spezie accennati all’olfatto protagonisti indiscussi sono i lamponi ed il pepe. Piacevolemente balsamico è abbastanza persistente, nel finale si è invasi da tutto il calore che sono in grado di liberare i suoi 13 gradi alcolici.

L’abbinamento è interessante ed armonico, in quanto l’alcolicità ed il tannino ben bilanciano la succulenza e l’untuosità di un piatto così strutturato in quanto condito con ragù e mantecato con burro e formaggio, un trionfo in termini di ricchezza ed abbondanza di ingredienti che richiede un vino strutturato e complesso in grado di bilanciare armonicamente la sontuosità del piatto.

Vivamente consigliato !!!!

Vi auguriamo un sereno e felice Natale ricco di “Armoniosi Abbinamenti” ….e non solo a tavola !!!!

A cura di Désirée Piccoli