Mezzo Gaudio Puteca – Invito a cena a casa di un pugliese…

24 Set Mezzo Gaudio Puteca – Invito a cena a casa di un pugliese…


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Recita il notissimo proverbio “…mal comune, MEZZO GAUDIO…”

Lo spirito di questa piccolissima “puteca” trova nel significato dell’ allegra condivisione la sua ragione di vita ed la sua più felice espressione. Esistono moltissimi posti in cui si possono assaggiare i piatti della cucina pugliese ma, a Taviano, ed in particolare nella “puteca” di Emanuele a pochi passi dal (mal) Comune, varcare la soglia di quello che era l’androne che ospitava il mercato del pesce significa entrare nell’atmosfera di una vera e propria casa pugliese. Imbattersi in un luogo simile è, per noi erranti e per tutti coloro che amano il contatto autentico con i luoghi, un salto indietro nel tempo, motivo di gioia e di soddisfazione.

Un piccolo borgo, divenuto città in anni recentissimi (il 2 giugno 1996) caratterizzato da stradine strettissime, ben cinque chiese, la più significativa delle quali, la Chiesa di San Martino di Tours, fa da sfondo alla piazza principale conferendole un’aria elegante ed aristocratica. Oliveti secolari, vigneti, alberi da frutto e fiori incorniciano la città di Taviano conosciuta come Città dei Fiori, considerata l’importanza dell’attività florovivaistica per l’economia cittadina.

Il contesto bucolico custodisce una grande passione per le tradizioni e la buona cucina e, ci piace notarlo, anche un’inventiva ed una creatività che sono doti tanto rare quanto preziose ma, indispensabili per emergere. Come ve la immaginereste voi l’ accoglienza a casa di un pugliese? Abbiamo provato ad immaginare di arrivare a casa di un contadino pugliese ad ora di cena al termine di una giornata di lavoro…ed è stato semplice calarsi completamente nel gioco. E’ stupefacente come pochi semplici oggetti quali tavoli, sedie, fiaschi, corone di agli e peperoncini appesi al muro possano in un attimo far dimenticare di essere in un mondo frenetico dove domina il fast food ed il consumismo in tutte le sue sfumature, compreso, ahinoi, nei rapporti umani..ma in questo caso poiché non c’è nessun menù da consultare, nessuna lista di pietanze tra cui scegliere con imbarazzo ma una piccola lavagna appesa ad un muro su cui sono indicati i piatti del giorno, rigorosamente in dialetto pugliese, l’oste diventa punto di riferimento essenziale per essere orientati non tanto nella scelta quanto nella comprensione profonda di ciò che si può degustare. Inizia un dialogo che è una porta aperta verso la conoscenza di una terra generosa e munifica la cui gastronomia è tra le più importanti d’Italia, un perfetto equilibrio tra prodotti del mare e della campagna.

La nostra esperienza “gastronomica” in tal senso si è limitata a due primi: spaghettoni con pesto di pistacchio, speck e caciocavallo e orecchiette di grano arso con pomodorini e cacio ricotta, seguiti da costine di maiale alla brace e cicureddhe a minescìa (Cicorie selvatiche a minestra).

Prima di servirci ciascuna pietanza, in una ciotola di terracotta che fa molto atmosfera domestica, Emanuele (il nostro oste) ci racconta aneddoti e storie ed in particolare come i contadini pugliesi ottenevano la farina di grano arso recuperando i chicchi di grano bruciati dopo la mietitura. Oggi il procedimento non è più lo stesso, il grano viene tostato e poi macinato per acquisire il tipico aroma “affumicato”. La farina di grano arso non si usa in purezza ma va sempre mescolata a un’altra farina ricca di glutine, come quella classica di semola, per dare corpo alla pasta o al pane che si intende preparare”.

Per accompagnare la nostra cena pugliese/salentina, ci siamo lasciati sedurre dal vino della casa servito in bottiglia, e non in brocca, con etichetta della “puteca” . Emanuele ci ha spiegato che il vino imbottigliato con etichetta Mezzo Gaudio, è un vino sfuso che viene acquistato direttamente dalla cantina ma imbottigliato ed etichettato con il marchio suggerito da Emanuele cosa inusuale ma di grande effetto. Salento è sinonimo di Negroamaro, il nostro rosato era fruttato, vellutato ed armonico ed ha arricchito con i suoi aromi i piatti della tradizione semplici ma gustosi e nutrienti.

Non potevamo non chiudere in bellezza…una spuma di tiramisù contenuto in una cialda a forma di coppetta interamente coperto da polvere di cacao ed una crostata con crema pasticcera e chicchi d’uva e, come vuole la tradizione, prima di andar via Emanuele ci ha gentilmente offerto due deliziosi bicchierini di liquore alla carruba.

A cura di Désirée Piccoli

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A cura di Martina Celegato
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