Cantine Aperte in Vendemmia – Tenuta Cavalier Pepe

16 Set Cantine Aperte in Vendemmia – Tenuta Cavalier Pepe


Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, string given in /membri/discettatorierranti/wp-content/plugins/facebook-button-plugin/facebook-button-plugin.php on line 731

Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, string given in /membri/discettatorierranti/wp-content/plugins/facebook-button-plugin/facebook-button-plugin.php on line 734

“…Domenica ti porterò sul lago, vedrai sarà più dolce dirsi ti amo..”…con lo stesso spirito con cui Fabio Concato nella sua “Domenica Bestiale” descrive una rilassante e piacevole gita fuori porta siamo partiti da Caserta e ci siamo incamminati per raggiungere l’A3 verso Avellino per trascorrere una giornata in vigna. Le discettazioni per noi non finiscono al termine dell’estate ed ogni occasione è buona per riconciliarsi con il nostro spirito errante.

Il percorso sembra più lungo di quello che è in realtà, ci lasciamo l’autostrada alle spalle e percorriamo una strada costeggiata da distese di vigneti a perdita d’occhio con sullo sfondo dolci colline ondulate e verdissime ed in meno di un’ora siamo arrivati proprio all’ingresso della Tenuta del Cavalier Pepe, una bellissima insegna gigante ci accoglie ed un torchio posto al lato opposto, prima di arrivare al grande cancello di accesso, cattura la nostra attenzione stimolando la nostra fantasia al punto da indurci a sentire il profumo del mosto, indugiamo prima di varcare la soglia, così come se quel posto ci fosse familiare abbandoniamo l’auto senza far tanto caso a dove parcheggiamo e incominciamo a girovagare con lo sguardo percorrendo con gli occhi quelle distese di vigneti senza avere ancora realizzato completamento dove siamo. Ci stimola questo percorso di scoperta lento e graduale, il ritmo frenetico della città è ormai un ricordo lontano e con una calma ed una leggerezza mai provata entriamo nell’edificio che si staglia davanti a noi.

L’imponenza della struttura e l’allestimento curato nei minimi dettagli con mensole che contengono pile di bottiglie di ogni tipo e dimensione, confezioni e cofanetti, una piccola auto d’epoca costruita interamente in legno così come le teche poste sotto al pavimento con anfore adagiate sulla composizione di terreno ottimale per produrre i vini esposti ci fanno sentire dei privilegiati ad esplorare un tempio che cela segreti e meraviglie. Siamo i primi, come spesso accade, e ci piace arrivare nei luoghi e poi vederli popolarsi. L’attesa è addolcita dalla colazione che ci viene offerta all’arrivo. Brioche, biscotti, caffè, succhi di frutta ed una bottiglina d’acqua da portare in vigna per affrontare il lavoro di raccolta. La vigna si trova a pochissimi passi e dopo esserci dotati di forbici, guanti e cassette per la raccolta attraversiamo la strada e ci addentriamo tra i verdi filari che custodiscono generosi grappoli di uva a bacca nera.

Siamo nel cuore della DOCG Taurasi, in provincia di Avellino in cui ci sono 3 delle 4 DOCG della Campania, 2 bianchi (Fiano di Avellino e Greco di Tufo) ed un rosso (Taurasi), nella Tenuta del Cavalier Pepe si procede con scrupolosa attenzione alla valutazione delle bucce e degli acini per stabilire se è arrivato il momento di vendemmiare. La denominazione Taurasi comprende 17 comuni e la Tenuta del Cavalier Pepe si trova proprio nella zona centrale..”li dove l’Aglianico dà vita ad un Taurasi molto fruttato, fine ed elegante”. La decisione di vendemmiare è a discrezione del viticoltore, alcuni produttori nella zona di Montemarano iniziano addirittura a novembre. Oggetto di valutazione è un vitigno precoce non autoctono: il merlot, che si usa in taglio con l’Aglianico nel Terra del Varo per citarne uno dei tanti. La solare Milena Pepe, vigneronne belga-irpina, persona dotata di una straordinaria carica comunicativa ed un’energia contagiosa ci fa da cicerone in quell’universo tanto sconosciuto quanto sorprendente  e ci “inizia” all’affascinante mondo che ruota intorno al concetto di “Terroir”.

In cantina esiste una gerarchia molto rigida dettata dalla normativa che pone a capo del vertice le DOCG, poi le DOC seguite dalle IGT. Il concetto europeo di vitivinicoltura proprio dei tradizionali Paesi produttori di vino è incentrato sul concetto di “Terroir” in base al quale il vino è considerato un prodotto imprescindibilmente legato al “suo” territorio di origine. In questa visione il concetto di territorio si ampia ed include il clima, il suolo e l’uomo. Non conta solo quello che si fa nel processo di produzione “in cantina” ma gioca un ruolo di primaria importanza il territorio in cui è stata prodotta la materia prima considerando anche il fondamentale apporto dell’uomo, dell’insieme di conoscenze che di generazione in generazione si sono accumulate e tramandate dando vita a prodotti di qualità e soprattutto non replicabili altrove. Il rispetto di questa normativa rappresenta una forma di tutela importante per il mondo rurale e per la biodiversità in contro tendenza con i produttori, che al di fuori dell’Europa, considerano il vino come un prodotto della varietà dell’uva e modificabile secondo i gusti dei consumatori. Nella DOCG Taurasi abbiamo una vendemmia tardiva che si concentra in tutto il mese di ottobre, si inizia con i bianchi  e si termina con l’Aglianico verso fine ottobre inizi novembre. In quest’area il clima è particolarmente adatto alla coltivazione della vite, ne sapevano qualcosa i popoli antichi che portarono sin qui la Vitis Hellenica, in quanto il sole ed il vento permettono di asciugare l’umidità del mattino che ad ottobre inizia ad essere più copiosa e pungente. Il contributo favorevole degli agenti atmosferici evita ai viticoltori di dover trattare troppo l’uva con la felice conseguenza di avere un prodotto naturalmente di qualità. Il suolo, argilloso-calcareo, con molti elementi vulcanici dona una base minerale ai vini. Acidità e mineralità sono caratteristiche importanti perché permettono al vino di invecchiare mantenendo intatti i tratti peculiari della gioventù per più tempo come la freschezza del prodotto, gli aromi oltre alla struttura del trannino come per il Taurasi, l’aglianico infatti, se vinificato al momento giusto avrà un tannino che si distinguerà per delicatezza e gentilezza…  Non ultima, l’esposizione ottimale, che, soprattutto grazie alle pendenze, permette una permanenza maggiore di sole e luce indispensabile per il processo di fotosintesi della parete vegetale e per aumentare la concentrazioni di zuccheri e l’alcol. Un’esempio di felice esposizione è la Carazita, lieu-dit per l’Aglianico. Cinquanta ettari di vigneto divisi tra i comuni di Luogosano, Sant’Angelo all’Esca e Taurasi.

Dopo una breve passeggiata arriviamo alla fattoria dove ci attendono dei grossi recipienti in legno in cui viene versata l’uva raccolta per poi procedere alla pigiatura con i piedi. Un piacevole trattamento di bellezza ed anche un simpatico momento di socializzazione. Schiacciare con i piedi significa entrare in contatto fisico con la natura sentire il succo freddo sotto i piedi, la callosità della polpa e la ruvidità di bucce, raspi e vinaccioli.

Dopo questa simpatica esperienza si procede con la fase cruciale di valutazione delle bucce e degli acini. Degustare la buccia e gli acini significa procedere con una valutazione tattile della buccia e cioè stabilire se è dura, deformata o molla. Le prime indicazioni si hanno visivamente, se staccando l’acino si nota che il pennello inizia ad essere colorato ma parte della polpa rimane attaccata ed il chicco si stacca difficilmente si può concludere che non è giunto a giusta maturazione. Analizzare la buccia, invece significa valutare la maturazione del tannino, una volta gettata la polpa e i vinaccioli, la buccia va masticata per dieci volte e si cerca di valutare la maturità della pellicola che non deve sprigionare un aroma troppo vegetale, se vinificata in questa fase, il contatto con le bucce darà al mosto un tannino aggressivo e sgradevolmente erbaceo che nemmeno il passaggio in botte riuscirà ad ingentilire. Valutare la polpa invece significa apprezzarne l’aromaticità e valutare acidità e dolcezza. Se masticando la polpa la sensazione è che la componente zuccherina può ancora aumentare e l’aromaticità comincia a sentirsi in modo lieve allora bisogna dare ancora un po’ di tempo alla vite per ulteriore maturazione. Anche i vinaccioli possono fornire dettagli importanti circa la fase di maturazione, se sono croccanti l’uva è matura se invece sono ancora molto vegetali è necessario attendere ancora prima di raccogliere l’uva e portarla in cantina. Ci si rammarica un pò nel momento in cui ci si rende conto che è necessario aspettare prima di iniziare la vendemmia, prima di vedersi materializzare il frutto di un intero anno di duro lavoro, è importante saper aspettare per poter cogliere il momento giusto di maturità della vite. La decisione non è mai casuale. Da profani, con atteggiamento infantile, sull’onda dell’entusiasmo eravamo pronti ad spalancare le narici per sentire quanto… “…va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar…“ (San Martino – G. Carducci)

A cura di Dèsirèe Piccoli