La via della Tintilia. Cantine Aperte in Molise

29 Mag La via della Tintilia. Cantine Aperte in Molise


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Il Molise è una regione piccola e ai suoi confini si trovano regioni con cui condivide molte delle caratteristiche territoriali e climatiche, infatti molti dei vini DOC molisani prevedono parti di uve provenienti dall’Abruzzo, a nord, con cui condivide la storia del Montepulciano; la Campania, a sud-ovest, con la quale ha in comune l’Aglianico, il Greco e la Falanghina, e poi il Sangiovese ed il Trebbiano di origini toscane ma diffusi su quasi tutto il territorio italiano; e infine la Malvasia ed il Bombino Bianco diffusi anche in Puglia, Lazio, Marche ed Emilia Romagna.

In questo ampio panorama di condivisioni e prestiti, ed anche a causa delle ridotte dimensioni della regione, il Molise non ha potuto competere a pari con i territori confinanti che l’hanno messa in ombra relegandola ad un ruolo secondario dal quale sta velocemente uscendo grazie alla rivalutazione della Tintilia, vitigno autoctono che rischiava l’estinzione quando negli anni ’60 la viticoltura molisana si spostò dalle zone collinari più interne alle zone pianeggianti litoranee puntando prevalentemente sulla quantità a discapito della valorizzazione delle produzioni locali di qualità.

Negli ultimi 10-15 anni anche in Molise si è capito l’importanza di ricercare e promuovere la qualità, da qui il lavoro di alcuni agricoltori che hanno fermamente creduto nel recupero della Tintilia, intuendo che avrebbe potuto diventare nel tempo la bandiera dell’enologia del Molise.

Per quanto riguarda la Tintilia invece, a differenza degli altri vitigni presenti in regione in “condivisione” con i territori limitrofi, la produzione è permessa solo in Molise, con uve rigorosamente provenienti da vitigni che necessitano di canoni di coltivazione ferrei, come la resa, l’altezza di coltivazione, che non deve superare i 200m s.l.m. e la distanza tra i ceppi. Le bacche nere danno quindi vita ad un vino molto carico di colore, un vino rustico, ma che conserva comunque un eleganza, determinata dal leggero retrogusto di liquirizia.

Questo rinnovato interesse per il vitigno autoctono Tintilia ha portato anche l’Università del Molise a fare delle approfondite ricerche sulla sua genetica, dimostrando che non si tratta di una varietà del vitigno Bovale Sardo, come indicato nel Catalogo Internazionale delle Varietà, ma di una varietà specifica.

La storia di questo vino rosso risale agli anni del regno Borbonico infatti, secondo studi sul DNA e fonti documentarie scoperte di recente grazie alle ricerche condotte dall‘Università degli Studi del Molise, il vitigno originale della Tintilia risale circa alla metà del ‘700. Fonti che ne confermano anche la denominazione: Tintilia (in alcuni scritti del 1800 viene chiamata Tintiglia), dallo spagnolo “Tinto”, che vuol dire, appunto, rosso.

La Denominazione di Origine Controllata “Tintilia” è nata nel 2008, e le tipologie riconosciute sono 3: Molise Tintilia, Molise Tintilia Riserva e Molise Tintilia Frizzante. L’iscrizione al Registro delle Varietà di Vite invece è avvenuta solo nel 2012, quando la Tintilia è stata finalmente riconosciuta come vitigno autoctono della regione Molise, lasciandosi alle spalle la vecchia definizione, che la vedeva legata al Bovale grande, un vitigno di origine sarda.

Tra i maggiori produttori in Molise vi sono: la Cantina Angelo D’Uva, l’azienda Catabbo, Cantine Cipressi, la Cantina Di Majo Norante, l’Azienda Agricola Salvatore Pasquale.

Questa voglia di puntare sulla qualità, sulla ricerca e sul recupero delle tradizioni fa ben sperare: non dimentichiamo che la storia della viticoltura molisana è più che millenaria: le sue origini si fanno risalire agli antichi Sanniti, anche se furono i Romani a estendere maggiormente la coltivazione della vite.

In occasione della manifestazione Cantine Aperte, promossa dal Movimento Turismo del Vino, andremo alla scoperta di questa “rinascita”, di questa voglia dei produttori di puntare sulla qualità e sulla ricerca che ci fanno ben sperare e ci rincuorano anche in considerazione del fatto che la storia della viticoltura molisana è più che millenaria: le sue origini si fanno risalire agli antichi Sanniti, anche se furono i Romani a estendere maggiormente la coltivazione della vite.

Fonti: Molisiamo.it ed il Sole24ore