La Campania nel bicchiere – 1ª parte

01 Giu La Campania nel bicchiere – 1ª parte


Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, string given in /membri/discettatorierranti/wp-content/plugins/facebook-button-plugin/facebook-button-plugin.php on line 731

Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, string given in /membri/discettatorierranti/wp-content/plugins/facebook-button-plugin/facebook-button-plugin.php on line 734

Le tradizioni enoiche della Campania affondano le radici in epoche lontanissime ed è tale l’abbondanza di vitigni autoctoni che i romani elessero questa terra a vigneto dell’Impero.

Oggi, la filiera regionale vanta quattro vini DOP/DOCG, quindici vini DOP/DOC e dieci vini IGP, un’offerta qualitativa e diversificata, con numerosissime varietà autoctone ed un tessuto produttivo regionale costituito da micro e piccole imprese che puntano alla specializzazione produttiva basata sulla territorialità.

Nell’ambito dell’XI Salone dei vini e territori italiani sono state condotte degustazioni dei vini premiati con i “3 Cornetti Gold” della III edizione della Guida – Catalogo delle aziende vitivinicole e vinicole della Campania a cura dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier (AIS) sezione Campania.

Tra i Bianchi premiati ritroviamo:

·         Fiano di Avellino Docg 2013 Ex Cinere Resurgo – Terredora

·         Greco di Tufo Docg 2013 Giallo d’Arles – Quintodecimo

·         Costa d’Amalfi Doc furore bianco 2012 Fiorduva – Marisa Cuomo

Tra i Rossi:

·         Falerno del massico Doc Primitivo 2012 Conclave – Gennaro Papa

·         Aglianico del Taburno Doc Bue Apis 2008 – Cantina del Taburno

·         Taurasi Docg riserva 2008 Loggia del Cavaliere – Tenuta Cavalier Pepe

 

Di seguito il dettaglio della degustazione:

1) Fiano di Avellino Docg 2013 Ex Cinere Resurgo – Terredora

Il fiano di avellino è un vitigno molto apprezzato dagli addetti ai lavori e dal pubblico per la sua capacità di esprimere eleganza e territorialità con una dinamica gustativa giocata sull’acidità e sullo spessore sottile dell’assaggio.

Dal 1978 Terredora ha concentrato la sua azione nella riscoperta dei millenari vitigni autoctoni della Campania: Aglianico, Fiano, Greco e Falanghina contribuendo da protagonista al   “Rinascimento” viticolo di questa storica e straordinaria regione.

Ex Cinere Resurgo, Nomen omen, il nome è presago della sua espressione e lo potremmo paragonare ad un’Araba enice, con un suggestivo richiamo alle ceneri profuse in abbondanza nel terreno dal grande “fratello” del Vesuvio, conferendo una notevole mineralità oltre a salinità spiccatissime che miste alle sensazioni gessose ed agrumate sono un evidente segno di giovinezza e vitalità sin dal primo assaggio.

Si tratta di un “Fiano” che è appena all’inizio di un percorso, e che seguirà una sua peculiare evoluzione, ma già si delinea un profilo minerale molto evidente ed un piccolo sorso seguito da uno più abbondante non lascia dubbi sull’eleganza e sull’estrema pulizia che esplode con una freschezza lunghissima ed una fluida scorrevolezza.

Nel prosieguo, pian piano sfuma ed emerge una traccia sapida, che si nasconde dietro l’acidità ma emergendo lentamente fa allungare in maniera netta la persistenza. Questo vino regala una bocca molto corposa ed una buona morbidezza.

2) Greco di Tufo Docg 2013 Giallo d’Arles – Quintodecimo

Ci troviamo a Mirabella Eclano e la presenza del Prof. Moio zampilla dalle bottiglie.

Il Greco è caratterizzato da un colore dorato luminoso che l’azienda riesce ad esaltare con sapiente dovizia in questo vino. Dorato inteso, ipnotico, il colore è un elemento importante poichè indice di tipologie e caratterizzazione ma anche stato evolutivo, la sua luminosità decanta il suo ottimo stato di salute, parla della sua vivace freschezza.

Al naso vira maggiormente sulle note fruttate e floreali rispetto alla mineralità che nel Fiano regnava sovrana. La nota fruttata corre al centro tra frutta bianca, in particolare pera, e frutta gialla, pesca ed albicocca; canale intermedio che si riscontra anche nel bouquet che ci regala profumi di ginestra, gelsomini e biancospini, ritroviamo dunque una notevole ampiezza nella stessa famiglia, un’elegante ed interessante complessità. La mineralità rimane indietro rispetto allo slancio spontaneo della frutta e dei fiori; qui la mineralità ha un naso più contenuto, parla sotto voce, si esprime di meno rispetto al Fiano.

All’assaggio l’entrata è più intensa perchè l’acidità si apre subito una strada sin dal primissimo assaggio. Questa freschezza sveglia i sensi, li scuote delicatamente promettendo un corpo ed una morbidezza che una volta giunti tendono ad buon equilibro gustativo.

Si tratta di vini di un certo spessore, dotati di equilibrio, ritornano le note floreali e fruttate in tutta la loro ampiezza e coerenza poichè ogni elemento si ripete e si conferma nelle fasi gustative sullo stesso canale.

Abbinamenti possibili con piatti che hanno una buona tendenza dolce poichè questi vini riescono a pulire la bocca dalla patina che si forma dopo aver degustato piatti a tendenza dolce.

3) Costa d’Amalfi Doc furore bianco 2012 Fiorduva – Marisa Cuomo

Le vigne a Furore vivono sdraiate sulle rocce a picco sul mare del Golfo d’Amalfi.

Viti nobili e densi di storia sono la magica espressione di un luogo di incomparabile bellezza, un pó defilato dalla confusione della mondana costiera amalfitana, ma uno scrigno contenente cose preziose come i suoi vitigni autoctoni espressione di grande varietà per l’intera regione.

A Furore nasce Fiorduva che ha conquistato i mercati internazionali. Il blend è costituito dagli autoctoni Ripoli, Ginestra e Fenile, che vengono vendemmiati tardivamente e fanno un affinamento in barriques per 3-8 mesi.

Colore denso saturo che vira verso il dorato giocando sulla concentrazione.

Naso ampio che si allarga, dopo un ouverture fruttata, di frutta carica di sole che parla di paesaggi mediterranei, albicocca, miele, fico, melone tutta la gamma della frutta più carica di zuccheri abbracciata dalla salsedine del mare che è come un lato oscuro e misterioso che regala un nota intrigante, molto sapido e salino.

All’assaggio, in bocca è un vino pervasivo, impregna le papille gustative con finezza di gusto e morbidezza sottolineata, sostenuta da una elegante sapidità che parla con toni sfumati, ravvivandone la rotondità con equilibrio ed eleganza.

La lunghezza gustativa non è dovuta solo alla nota sapida ma al fatto che la nota sapida porta con se tutto il corredo aromatico e gustativo che lo fanno apprezzare in abbinamento a piatti complessi della cucina di mare. Vino persistente, equilibrato, elegante, armonico.

4) Falerno del massico Doc Primitivo 2012  Conclave – Gennaro Papa

Dal punto di vista organolettico, poichè le vigne sono trattate in modo nobile secondo un approccio tradizionale, familiare, si è di fronte a dei vini di qualità. Vino soprendente, colore è granato con dei riflessi aranciati, che lascia intuire la particolare vinificazione da cui proviene.

Al naso note di frutta esotica, i datteri ma anche ribes nero molto maturo, una nota floreale, in particolare di viola in uno stato di forte evoluzione e poi la famiglia delle speziature in particolare il cuoio, ma, il profumo del dattero maturo la fa da padrone, e conferisce a questyo vino una irresistibile nota esotica. Provate a chiedere gli occhi nell’assaggiarlo verrete catapultati sotto remoti cieli asiatici.

In bocca vira dal secco all’abboccato, ha un ingresso fresco seguito dal corpo, dalla morbidezza la potenza d’ingresso viene poi compensato da un finale che mette in gioco tanti parametri ma riporta tutto in equilibrio lasciando una sensazione di corpo, morbidezza e freschezza piacevole ed armoniosa. E’ questo un vino che va assaggiato di anno in anno per cogliere tutte le variazioni cui va incontro con l’evoluzione e fare tesoro delle sue preziose ed irripetibili espressioni.

5) Aglianico del Taburno Doc Bue Apis 2008 – Cantina del Taburno

Il Bue Apis, toro sacro agli egizi, simbolo di forza, fecondità e potenza. Altro esempio in cui il nome parla del carattere del vino.

Per anni ha rappresentato il prototipo del Super Campano, giocando sull’Aglianico. Siamo zona del Taburno, la cantina è un’azienda storica che si trova in un aereale importante, anche qui ritroviamo l’inconfodibile impronta del prof. Moio, che firma anche Fiorduva di Marisa Cuomo.

A proposito di Aglianico, il nostro immaginario è legato all’Aglianico Irpino. Un pò austero negli anni ’90, questo prototipo è stato rivoluzionato da tipologie di vini come il Bue Apis, che fa piacere ritrovare e premiare. Il suo stile si è alleggerito ritrovando una sua fisionomia caratteristica. Sembra di tornare negli anni ’90 e rivisitarli con una veste più moderna.

Il colore è talmente denso che è difficile attraversarlo con la vista.  Il naso è come “investito” da una carrellata di frutti neri, note tostate di caffè, liquirizia, ma sono cenni accoglienti che restituiscono sensazioni fruttate arrricchite da spezie e tostatura.

All’assaggio il primo impatto è di potenza, il tannino si avverte nel finale quando si è sfumata la sensazione di morbidezza e sentiamo legare le gengive dal tannino presente, incisivo che si fa spazio allo sfumare dell’alcol. Molto misurato in questa sua potenza dall’inizio alla fine senza soluzione di continuità.

6) Taurasi Docg riserva 2008 Loggia del Cavaliere – Tenuta Cavalier Pepe

Aglianico 100% vigneti di proprietà dislocati nella migliore esposizione della Tenuta, nel cuore della denomincazione del Taurasi D.O.C.G.. Terreni collinari a 450 – 490 mt/s.l.m. Tipolgia terreno: argilloso (che da volume ai vini) – calcareo ed elementi vulcanici danno mineralità Vinificazione: le uve sono raccolte a metà novembre. Dopo una re-macerazione a freddo segue la fermentazione alcolica con macerazione prolungata. Continua il suo affinamento in barriques con bâtonnage per almeno 18 mesi. Segue un ulteriore fase di affinamento di oltre 12 mesi

L’Irpinia ha condizioni geofisiche particolarissime, la stratificazione alterna roccia bianca e roccia nera creando una particolare zona vocata per la qualità con notevole potenziale inespresso.

Colore rubino con una deriva granata, luminoso e leggermente trasparente.

Al naso due note fondamentali di frutta evoluta e spezia espresso in un piacevole aroma di caffè ammorbidito da una nota di cioccolato ed ancora, note di cuoio e pellame che ne arricchiscono il corredo e la complessita. Il frutto è maturo, è una confettura di mirtilli, e bacche rosse piccole.

All’assaggio, l’entrata è un pò a gamba tesa, poi avanza il corpo del vino con la piacevolezza della nota frutta e la morbidezza, e poi calore e sapidità. La straordinaria caratteristica di questo vino è che tutti questi elementi sono vicini e coesi ed il vino ci regala una scattante giovinezza in tutta la sua generosa, vitale espressione, potenza e fusione delle sensazioni organolettiche di bocca.

Si ringraziano Tommaso Luongo delegato Ais Napoli e Franco De Luca vice delegato Ais Napoli.

A cura di Désirée Piccoli