Giorgio Dalla Cia – pioniere dello stile bordolese in Sud Africa

14 Lug Giorgio Dalla Cia – pioniere dello stile bordolese in Sud Africa


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Nella prima metà degli anni duemila è terminata un’era in Sud Africa, in campo vitivinicolo si è chiuso un cerchio.

Giorgio Dalla Cia, che aveva raggiunto Meerlust nel 1978, è andato in pensione dopo essersi dedicato anima e corpo a Meerlust e, proprio come succede ad un certo punto nella vita, Giorgio sente impellente il bisogno di dedicarsi alla sua famiglia e tramandare tutto il suo prezioso know-how ai suoi diretti discendenti. Simonetta, sua moglie, enologa a sua volta, forte della conoscenza del temperamento e della determinazione di Giorgio, asseconda fiduciosa la sua scelta, conscia che, nonostante in pensione, Giorgio continuerà a offrire consulenze e a supervisionare la distillazione delle grappe a Meerlust. La sfida è ardua poiché per inseguire il sogno di una vita dovrà lavorare alacremente per costruire la sua azienda nel tempo che riuscirà a ritagliarsi, ma Giorgio, uomo di grande coraggio con un innato animo da pioniere assapora la sfida e non si risparmia per vincerla.

Giorgio fu introdotto a Meerlust, cantina situata a Stellenbosch, vicino Cape Town, in una nebbiosa notte del 1979, proprio in occasione del lancio del primo Cabernet Sauvignon della fattoria, celebrato all’aperto sotto tendoni giganti eretti sul prato della tenuta e riscaldati dai bracieri. La fattoria aveva ricevuto nuova linfa grazie alla ventata di novità portata dalla guida del neo-prorietario Nico Myrburgh, appartentene alla settima generazione dei Myrburgh. Giorgio arrivò a Stellenbosch per caso ma con Nico fu un’intesa professionale che fece scintille fin dall’inizio, si trovarono uniti nella comune passione per il vino su due fronti diversi e complementari. Giorgio, produttore e distillatore professionista, forte di una precedente esperienza di gestione di azienda di grappa, seppur di tipo familiare, si unì alla società di distillatori appena arrivato in Sud Africa con la famiglia. A quel tempo c’erano i Bergkerlder a gestire il vino prodotto a Meerlust e Giorgio fu “prestato” alla fattoria per dare una mano durante il raccolto. I pessimisti gli dissero che sarebbe durato a Meerlust appena due settimane poichè Nico aveva la reputazione di non aver un carattere semplice. Giorgio rimase a Meerlust 25 lunghi anni. La loro fu una collaborazione basata sulla fiducia, Nico si occupava del vigneto e Giorgio della cantina. Entrambi perfezionisti, diffidenti delle scorciatorie; il desiderio di Giorgio di “respingere” e riformare lo stile tedesco di produrre il vino che dominava il Sud Africa a quel tempo trovò appoggio incondizionato in Nico.

L’obiettivo che avevano entrambi a Meerlust era di creare un elegante, complesso e fine blend di rossi stravolgendo la produzione vitivinicola dell’intero paese basato su vini monovarietali. Prodotto con metodi e tecnologie importate dalla Francia ma con il valore aggiunto del carattere distintivo del terroir di Meerlust “baciato” dal mare, ponendo l’attenzione ad un’oculata “miscela” che riconoscesse l’affinità tra i vitigni, senza forzare varietà disparate in unioni “sconsiderate” ed “infelici”. I metodi di Giorgio erano considerati poco ortodossi in un epoca in cui le fermentazioni avvenivano a freddo. Quando Giorgio suggerì di controllare le temperature del vino di Meerlust, Nico pensò che stesse scherzando.

Guardando a ritroso, Giorgio vede sé stesso come “usurato dalla soddisfazione per il lavoro” a quell’epoca. Probabilmente il momento clou è stata la creazione di Meerlust Rubicon, scelto come Campione Rosso sudaricano nel 1984, ma grande piacere è derivato anche dal Pinot Nero, piantato da Nico come una sfida e come partner ideale per i funghi procurati da Giorgio nelle sue “battute di caccia”. E ‘altrettanto orgoglioso dello Chardonnay classico che ha seguito i rossi – e della grappa, che lo ha riportato alla sue radici italiane.

La Grappa, vista dal KWV come potenziale concorrente del brandy, è stata prodotta a Meerlust non appena le restrizioni di legge sulla produzione dei distillati si sono allentate. Una piccola distilleria è stata importata dall’Italia, grazie ai legami familiari ancora presenti sulla Penisola, l’azione fu intrapresa al momento giusto per catturare la diffusione di ristoranti italiani e l’attenzione dei viaggiatori più sensibili ai distillati. Ma Giorgio consapevole che ogni grappa necessita di una varietà diversa di vite, per non confondere i neo-consumatori sudafricani, decise di produrre solo due miscele per iniziare: Pinot Noit / Chardonnnay e Cabernet / Merlot.

Chiedetegli la sua opinione sui vini del Nuovo Mondo, ed egli risponderà con diplomazia, dicendo che è ‘non eccessivamente entusiasta’ circa lo stile fruttato. Lo vede come una moda del momento. ‘Un vino deve sviluppare e perdere quel carattere fruttato per diventare un grande vino’.

Egli concorda sul fatto che la maggior parte dei produttori di vino stanno seguendo le tendenze del mercato, mentre Meerlust è sempre stata fedele al suo stile. E a Giorgio, il divario tra il vino classico e i vini del Nuovo Mondo è come la differenza tra nuovi ricchi e aristocratici; proprio come la differenza che passa tra l’usare qualche goccia di Chanel e svuotare la bottiglia.

L’ ultima creazione di Giorgio dalla Cia è il vino “Teano”, blend di vitigni bordolesi classiche e l’elegante Toscana Sangiovese. Un maturo, boccone succulento di bacche scure e spezie sfumate con note di tabacco e terra calda. Tannini vellutati e setosi ed un finale complesso ne fanno un vino esclusivo degno di affinamento per un decennio o più.

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Chenin Blanc Wine in Glass with grapes

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Chenin Blanc taste chart