Datemi un sigaro e vi darò un vino

04 Giu Datemi un sigaro e vi darò un vino


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Sigmund  Freud ne fumava fino a 20 al giorno. «I sigari — scriveva — mi sono serviti per cinquant’anni come protezione e come arma nella battaglia della vita». Erano l’unica «dipendenza voluta» di una vita rigorosa. Lavorava dalle 7 alle 21. Allo scoccare delle 13 il pranzo veniva servito in modo sempre uguale: «La moglie si siede dall’altro capo del tavolo, quindi fa la sua apparizione la cameriera con la zuppiera tra le mani» (lo racconta lo scrittore Daniel Akst, nell’«Elogio dell’autodisciplina», Mondadori). Per Freud gli effetti del fumo lento erano simili a quelli dell’alcol, in grado di dare «immediato piacere e indipendenza dal mondo esterno». Per accostare sigari e bevande oggi lo psichiatra viennese, se rinascesse come immagina Paolo Brinis nel «Giro del mondo in 80 sigari» (Casadeilibri), avrebbe a disposizione una scelta ai suoi tempi inimmaginabile. Le cigar room, un tempo club maschili impregnati da odori di tabacco, legno e cuoio, si sono moltiplicate. Come lo spazio di Massimo Gianolli, dell’azienda vinicola Collina dei ciliegi e partner dell’Antica Osteria del Ponte a Cassinetta di Lugagnano. I suoi “fumoir” si trovano in via Gioia a Milano, al ristorante, e ora anche in una zona riservata dello stadio di San Siro: l’abbinamento preferito è tra il sigaro Toscano e l’Amarone della Valpolicella. Il vino sempre più spesso sostituisce distillati e liquori al tavolo degli aficionados dei sigari. Esistono sommelier in grado di selezionare il matrimonio perfetto tra fumo e vini. Come Marco Tonelli, primo habanos sommelier italiano e finalista ai campionati del mondo della categoria a Cuba nel febbraio scorso.

«Lasciate perdere i distillati — consiglia Tonelli —. Meglio i vini, che rinfrescano il palato grazie alla temperatura di servizio. Ma anche grazie al grado di acidità che stimola la salivazione».

Quindi Champagne e Metodo classico italiani come Franciacorta e Trento doc. Oppure Prosecco. «A patto di sceglierne uno di qualità, con poco zucchero residuo. L’alternativa sono i vini dolci».  Ecco i vini preferiti da Tonelli: Prosecco Colfòndo di Bele Casel per il sigaro Toscano Soldati («il tabacco dolce campano si accompagna ai toni morbidi ma agrumati di questa bottiglia») e Malvasia dolce di Camillo Donati con l’Antico Toscano («il più potente, e forse più vero, tra i Toscani con il tocco floreale di un vino naturale»). Con i sigari cubani si può dare spazio alla fantasia. Ad esempio: «Con il Cohiba Behike 54 si beve l’Albana di Romagna passito Scacco Matto 2008, che spegne l’irruenza del finale con un bicchiere che declina gli agrumi, la frutta secca e lo zafferano». Un sigaro piccolo da aperitivo? Se si tratta di H. Upmann Half Corona «l’ideale è un Franciacorta Collezione Giovanni Cavalleri 2004 mentre è preferibile il Ferrari Riserva 2004 per il Davidoff Entreacto», chiamato così perché doveva durare il tempo tra un atto e l’altro a teatro. Il Recioto Sant’Ulderico 2008 Monte dall’Ora «si sposa con un sigaro del Nicaragua, l’Oliva serie V belicoso, potente e speziato, che ben si armonizza con le note di ciliegia».

A vino e sigari si è dedicato anche Fabrizio Franchi, «enofumogastronomo», autore del «Toscano nel bicchiere» (Giunti). Marco Starace, ischitano, consigliere nazionale dell’Associazione nazionale sommelier, è invece l’organizzatore, assieme a un gruppo di colleghi, di una sorta di master che sta girando l’Italia per insegnare a «creare il giusto abbinamento tra sigari e nobili bevande». «L’abbinamento principe sono le bollicine — spiega — italiane o francesi come lo Champagne Perrier-Jouet Grand Brut che proponiamo con un sigaro Davidoff Primeros Classic o un Puro D’Oro Momento. Con il Toscano Garibaldi va a nozze il Ferrari Riserva, con l’Extravecchio un passito come il Privilegio di Feudi San Gregorio».

Il corso inizia con una lezione sulla storia del tabacco degli indios e si conclude, attraverso degustazioni e fumate, con una serata sullo «Stortignaccolo», ovvero il sigaro amato da Giuseppe Garibaldi e Mario Soldati, a cui sono dedicati alcuni tipi di sigari. L’ultimo della collezione è stato presentato pochi giorni fa, è dedicato al musicista Pietro Mascagni.

«I sigari si affinano e cambiano con il tempo come i vini — spiega Starace — ed è divertente calibrare gli abbinamenti anche tenendo conto di questo. Lo scopo è quello di prendersi del tempo per se stessi. Può avvenire con un sigaro corto alla fine della mattina, magari bevendo in quel caso un Prosecco o anche un chinotto o un tè nero che ti facciano restare lucido. E magari poi concedersi,alla fine della giornata, un sigaro più importante con un vino di qualità».

Per staccarsi, come diceva Freud, dal resto del mondo.

Fonte divini.corriere.it